L’effetto von Restorff

“Se la familiarità è un fattore in grado di facilitare i processi di memoria, paradossalmente lo sono anche informazioni o esperienze nuove. È quello che tecnicamente va sotto il nome di effetto von Restorff (MEAZZINI, 1975), dal nome della psicologa che per prima si interessò a questo fenomeno. Un esempio? Supponete di partecipare a un esperimento nel quale vi si chieda di memorizzare una serie di parole, nel caso specifico 20. Sono tutte parole scritte in nero ad eccezione di una scritta in rosso. I dati dimostrano che questa parola viene riconosciuta e rievocata molto meglio di qualsiasi altro item. Le ragioni per le quali questo fenomeno si verifica sono due. Una, sicura, sta nel fatto che uno stimolo nuovo attira inevitabilmente l’attenzione della persona, facilitando in tal modo il processo di codificazione e quelli della memoria operativa. La seconda ragione, solo ipotizzabile, è che la maggior attenzione prestata a eventi nuovi ha probabilmente una sua base antropologica. È plausibile pensare che l’uomo primitivo abbia tratto giovamento dal fatto di prestare attenzione a stimoli in precedenza mai visti o sentiti. In questo modo poteva valutarne il grado di pericolosità e trarre le debite conseguenze. Probabilmente l’assenza di questo fattore avrebbe potuto pregiudicare la stessa sopravvivenza dell’umanità. Scendendo a livelli più concreti, l’effetto von Restorff è alla base del migliore ricordo delle informazioni che vengono sottolineate all’interno del testo.
Precauzione: affinché tale effetto produca i suoi risultati è necessario che le righe sottolineate non superino una certa percentuale di quelle contenute nella pagina, diciamo il 20%. Qualora sottolineassimo in rosso l’80% delle righe sarebbero quelle non sottolineate a essere eterogenee vale a dire a distaccarsi dalle altre, come una figura dal suo sfondo.
Naturalmente vi sono altre caratteristiche delle informazioni che possono facilitare il ricordo. Tra queste sicuramente la loro vividezza, il colore delle parole e degli eventi ecc. Si tratta però di fattori che hanno minor impatto di quelli suindicati.”

Tratto da Paolo Meazzini, Lucio Cottini “Il fattore M nella scuola. Guida alla valutazione e al miglioramento delle capacità di memoria nell’allievo” Vannini 2007

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